DON NEL GRANO, CONTROLLI SERRATI PER LA SICUREZZA ALIMENTARE ITALIANA

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DON NEL GRANO, CONTROLLI SERRATI PER LA SICUREZZA ALIMENTARE ITALIANA

DON NEL GRANO, CONTROLLI SERRATI PER LA SICUREZZA ALIMENTARE ITALIANA

29 Ago

Il Deossinivalenolo è una micotossina (da mico = fungo) appartenente al gruppo dei tricoteceni prodotta da alcune speci di Fusarium, DON per gli addetti ai lavori, si trova più frequentemente nei cereali vernini.  Le micotossine sono prodotti del metabolismo secondario di alcuni funghi appartenenti ai generi soprattutto di Fusarium. Sono stati classificati circa 1.100 ceppi fungini capaci di produrre oltre duemila tossine molto diverse tra loro. La contaminazione da micotossine nella granella oltre certi limiti provoca effetti tossici pericolosi (cancerogeni, mutageni e immunodepressivi) negli uomini e negli animali. Queste sostanze causano intossicazioni alimentari (micotossicosi) che comprendono diverse affezioni acute e croniche, che colpiscono gli animali con l’assunzione di mangimi contaminati e l’uomo attraverso il consumo di alimenti che superano i limiti. 
Nei prodotti alimentari finiti le micotossine si trovano facilmente, ma questo NON significa che ci sia sempre un allarme tossicologico alimentare. Oggi le tecniche analitiche sempre più accurate hanno portato a un abbassamento della soglia di rilevazione aumentando la frequenza di riscontri “positivi”, ma non sempre si tratta di un rischio tossicologico concreto.
In passato ci sono stati diversi casi di contaminazione e intossicazione alimentare soprattutto nel periodo estivo, ma non c’era conoscenza e sopratutto metodi d’indagine degli effetti di questo fungo. Il limite per il grano duro è 1.750 ppb e nella pasta è di 750 ppb, ma non trovarne è praticamente impossibile, proprio come avviene per il controllo dell’aria con le micropolveri. L’importante è fare i campioni e tramite le analisi rilevare che il prodotto sia sotto i limiti di tollerabilità animale e umana.
Il settore del biologico non è esente da questa contaminazione naturale funghicida e come abbiamo visto è la quantità che crea problemi. L'aumento dipende molto dall’andamento climatico stagionale, in particolare dall’umidità e dalla temperatura durante il periodo di spigatura e fioritura del grano. Ad esempio in questo ultimo decennio le regioni Marche e l’Emilia Romagna non sono molto diverse dal clima canadese primaverile, ma ormai il processo di contaminazione è tenuto sotto controllo.
Sicuramente le zone più favorevoli per il grano duro sono quelle del sud Italia, con tarde primavere secche, che generalmente mantengono dei livelli di DON bene al di sotto della media, anche sotto i 200 ppb. Ciò non significa però che tutti i prodotti a basso livello di micotossina provengano necessariamente da luoghi con tendenze climatiche migliori. Il grano dell’Emilia spesso presenta dei quantitativi molto bassi soprattutto nella zona collinare, mentre quello canadese prima di arrivare in Europa deve passare dei controlli molto serrati. Le importazioni diventano necessarie, perché la nostra produzione nazionale di grano duro varia dai 3 a 5 milioni di tonnellate annue, a seconda del cambiamento climatico e delle superfici coltivate. Il nostro livello di produzione di pasta secca però è alto, oltre i 6 milioni di tonnellate all’anno. Con politiche agricole serie d’incentivo e di ottimizzazione dei suoli fertili si può aumentare la resa, interrompendo l’aumento del consumo di suolo. La frammentazione dell’offerta nazionale può provocare una scarsità qualitativa, quindi i nostri molitori per migliorare le miscele spesso acquistano dall’estero a prezzi più alti.  In questo modo però si crea anche uno scambio di esportazione dei nostri prodotti.
Il calo dei prezzi non è imputabile alle importazioni, ma vengono decisi dalle borse merci mondiali, una delle più importanti sulle commodities è quella di Chicago. Il libero mercato può essere solo gestito da accordi di negoziazione economici e commerciali presi dai singoli stati. Il ritorno a un’economia di dazi probabilmente arresterebbe l’esportazione agroalimentare italiana, tuttavia oltre cinquanta marchi italiani produco pasta con grano nazionale a pochi centesimi di differenza rispetto agli altri.

Fonte il fatto alimentare

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